TANDAVA SHIVA DANCE


merci a Danel Odier
...

consapevolezza, respiro, rilassamento, lentezza...

...provate ad approfittare dell’assenza del concetto di postura
cercate di scoprire fino a che punto questo vi rende creativi
fino a che punto lascia libero il corpo di cercare e trovare qualcosa 

in effetti l’imitazione è pericolosa


qualunque sia il modello, esso non è qualcosa che ci è proprio
perciò è meglio assumere una posizione che alcuni potrebbero ritenere sbagliata
piuttosto che mantenersi in una falsa posizione 

(in una posizione che non ci corrisponde)

non perdete mai di vista che l’obiettivo è la distensione totale del corpo
l’obiettivo non è quello di avere l’aria di un buddha impagliato
un sacco di riso come dicono i maestri zen

è qualcosa di vivo, qualcosa di creativo, di personale
che arriva a dissolvere l’idea della persona

si tratta di qualcosa che comincia come un’operazione personale
e poi conduce all’annullamento della persona limitata

ritornate alla lingua,
assicuratevi che sia distesa

questa è la prima fase della Tandava
nella seconda fase lasceremo che le braccia partecipino al movimento

l’ideale è che 

la prima fase nutra il corpo rendendolo sensibile e vibrante,

la vibrazione è al cuore del pensiero kashmiriano:
l’idea che la vibrazione è ovunque

per noi non c’è massa fissa
non c’è massa senza coscienza

dunque la coscienza non è un’avventura umana, è un’avventura globale
la materia è cosciente, i vegetali, i minerali, eccetera...

allora 

questa idea di vibrazione permette di accordarci,

molti maestri kashmiri erano musicisti
e molto spesso hanno utilizzato il linguaggio della musica per parlare dello yoga:
per esempio dicevano che 

lo yoga è come accordare uno strumento

quando 

lo strumento è ben accordato esso vibra spontaneamente

senza aver bisogno di toccarlo

se per esempio mettete un violoncello ben accordato qui
e un musicista suona nella stessa stanza
vedrete che le corde inizieranno a muoversi da sole
se il violoncello invece non è ben accordato le corde resteranno immobili

si fa esattamente la stessa cosa 

con il corpo:
accordandolo gli rendiamo la sua libertà, il suo respiro
di colpo 

il corpo diventa sensibile alla sua propria vibrazione
diventa una massa vibrante

questa massa vibrante 

percepirà la vibrazione degli altri

della materia e 

sfumerà il limite 
che si ha di se stessi, 

l’immagine di un’entità isolata 

nello spazio,
vi sarà una specie di perdita del limite

se si chiedesse alle persone dove termina il loro corpo
penso che molti risponderebbero “alla pelle”,
fino alla pelle sono io, dopo ci sono gli altri,
se respiriamo ci accorgiamo che il limite non è veramente la pelle
abbiamo un corpo che è principalmente un corpo emozionale

il limite corporeo varia in funzione delle emozioni che percepiamo

quando siamo 

in uno stato amoroso abbiamo un corpo che è molto più vasto

quando siamo 

in uno stato depressivo
abbiamo un corpo che diventa più piccolo del corpo reale

alcune volte perdiamo perfino la sensibilità cutanea
sappiamo che il corpo è molto dipendente dal sentire emozionale e mentale

e ora lasceremo che le braccia partecipino al movimento

l’idea è la continuità basata sul respiro
e la lentezza
andremo a cercare una grande lentezza

i movimenti sono completamente liberi

ritiriamo piano piano lo sforzo muscolare

si ritira la volontà
lasciamo che il corpo si esprima, che occupi lo spazio
cerchiamo una sorta di dialogo fra lo spazio e il corpo

la base è ben mobile sul cuscino

e poco a poco praticando noteremo che non c’è limite alla lentezza
possiamo sempre andare più lentamente, è stupefacente

e scopriremo anche che una grande lentezza sviluppa considerevolmente i riflessi, è stupefacente
attraverso la lentezza infatti è la rapidità che si sblocca

le articolazioni sono sciolte, le mani ben rilassate, le dita indipendenti
e fate piuttosto dei movimenti asimmetrici
per evitare di fissare la colonna vertebrale

le spalle partecipano al movimento
si comincia col movimento delle spalle e il braccio è una continuità
se le spalle sono rigide il movimento delle braccia sarà rigido

poco a poco sentirete lo spazio come qualcosa di vivente
non è del vuoto, esso risponde
potete posare il corpo sullo spazio
lo spazio vi sostiene

quando praticate a casa vostra sarebbe meglio praticare nudi
perchè la sensibilità cutanea favorirà la percezione dello spazio
e potrà diventare così forte come nell’acqua per esempio
se praticate tandava nell’acqua e avete l’acqua fino alle spalle potrete comprendere molto riguardo alla pratica
perchè c’è questa leggerezza, il vostro corpo è sostenuto dall’acqua
allo stesso modo quando praticate all’aria aperta sentirete l’aria con la stessa forza come se fosse acqua

ogni tanto andate un po’ più veloce 
per vedere se siete fluidi

e poi ritornate alla lentezza

quando c’è una parte del corpo che sentite tesa potete benissimo sfiorarla 
e questo vi aiuterà a sciogliervi

muovete bene tutti i blocchi, le spalle, le scapole
che tutto ciò sia molto mobile

abituatevi al fatto che le due metà del corpo possano avere movimenti completamente differenti
una spalla può fare qualcosa, l’altra spalla un’altra cosa
e così le braccia rispetto alle mani

poco a poco con la pratica la mano si distenderà considerevolmente, diventando più dolce
è un processo molto lungo poiché la mano ha un’ossatura complicata e una muscolatura molto forte
ma vedrete che dopo qualche anno di pratica la vostra mano diventerà molto più fluida,
molto più dolce
cambierà il vostro modo di toccare gli oggetti, di prenderli
e anche la sensibilità della mano si svilupperà notevolmente
sentirete molto meglio la materia
e percepirete meglio la differenza fra una maniglia di porta, la ceramica di una tazza, eccetera...
la colonna vertebrale è come una corda molto fluida
ondula e accompagna il movimento dall’osso sacro fino in alto

e ora passeremo alla fase successiva della tandava...

“ prova ad essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo...Mahatma Gandhi...